Pubblicazioni
Tragicommedia in tre atti e prologo
Rutilio Sermonti
| 15,00 € | pp. 144 | 14x21 | 978-88-905164-7-4 |
È
un romanzo molto italiano che si legge tutto di un fiato, quello che
ci propone Rutilio Sermonti. Lo è nei nomi, nei richiami culturali
e nei tratti di umanità che ci descrive liberamente, senza pregiudizi
omologati e con la saggezza esperita tra tante vicende esistenziali
in cui le scorie della quotidianità non hanno mai inciso nella
sua visione dell’esistenza compenetrata intimamente con l’armonia
del Cosmo.
Sulle rive dell’ampio golfo del Tirreno, nelle ordinarie disfunzioni
partenopee, tanto ordinarie da sembrare naturali con gli effetti limitanti
del progresso consumistico, Napoli continua ad incarnare la sua predisposizione
a scalo commerciale impressale dagli antichi Greci.
Parte ormai della italica repubblicuccia a sovranità
limitata, gli abitanti della città millenaria vivono delle loro
attività in parte lecite, ma anche di quelle assimilate quasi
con rassegnazione per la loro inevitabilità e irremovibilità,
divenute luogo di esercizio dell’arte più riuscita dei
figli e ndrocchia.
Le strade tortuose, sovraccaricate dal traffico e dalla sosta di autovetture,
diventano quotidiana palestra di tormento per i napoletani che vi transitano,
arricchito da insulti, scontri e affanni.Ma alle tre di notte di luglio,
in una estate ancora non troppo inoltrata, la via che scende dal Vomero
verso Piedigrotta, appariva deserta al passaggio di una Mercedes bianca.
E comincia il prologo.
Napoli fa da sfondo alle vicende del romanzo, che per diversi tratti
invece ci trasporta nella cittadina Travemünde nella Germania del
Nord, e crea contrasto con il suo disporsi ordinato, con la sua logica
funzionalità e la sua efficienza con l’altro angolo d’Europa,
calato nel disordine ammucchiato. È nel freddo nord europeo dove
l’ammirata prorompente bellezza femminile mediterranea di due
giovani sorelle, ignare della lingua tedesca da un lato, ma anche di
tutte le altre ad eccezione dell’italiano, cattura l’attenzione
di un giovane avvocato che inizialmente le aiuta allo sportello dell’ufficio
turistico proponendosi come interprete.
Le urla, di una delle due giovani, per lo sgomento, lo smarrimento e
l’orrore alla vista del corpo senza vita del marito della maggiore,
trovato ammazzato con una coltellata, all’interno della sua Volvo,
nella piazzola stradale in cui le attendeva, svelano un omicidio apparentemente
insensato. Il soccorso del brillante avvocato continuerà allora
a sostenere le due sprovvedute giovani italiane nell’allucinante
situazione creatasi, nell’inchiesta della polizia tedesca, e poi
della magistratura inquirente, estendendosi poi anche nelle indagini
italiane.
Ritrovatisi i tre in Italia, ormai grandi amici, ad essi si aggiungono
numerosi personaggi, ognuno, a suo modo, protagonista, sia che appartenga
alla funzione giudiziaria, sia alla malavita, sia alle amicizie sempre
più care e strette, come il capitano Cuomo dei Carabinieri, il
giovane avvocato Luigi e la caleidoscopica figura del pittore Bruno.
L’intensa passione di Bruno verso la vedova Alessi, dapprima convince
il commissario Di Palmi della sua colpevolezza nel delitto di Travemünde,
tanto da procedere al suo arresto, ma l’emergere degli aspetti
sconosciuti della vita parallela del morto restituiranno la libertà
al recluso e concorreranno pericolosamente, per gli investigatori non
ufficiali, a ricostruirne i contatti e le relazioni malavitose.
Sì. Ci sono tutti i tipi italici in questa narrazione che cattura
fino alla fine: quelli di cui andare fieri e quelli meno edificanti,
quelli più consapevoli e quelli più sprovveduti, quelli
che sanno distinguere le
cose serie, dal potere e dal denaro spremuto dalla sopraffazione degli
altri.Ma un uomo apparentemente modesto, incurante del suo aspetto,
ricco di raffinata cultura e conoscenza dell’animo umano, fuori
dagli schemi, ma decisamente affascinante, come il pittore riesce a
fare giustizia in modo sicuramente esplosivo e placare l’odio
per gli infami assassini.
Ma è al termine del romanzo che l’Autore si fa Maestro
donando con pochi tocchi e lungi da ogni pedanteria una lezione magistrale
che arriva all’essenza profonda dell’essere.Al lettore offre
pensiero, consegna vissuti, insegna che la vita è un tratto di
esistenza, la cui durata assegnata in sorte assuma l’aspetto di
una grande tragicommedia per le positività e negatività
che trascina, per il serio e per il faceto che inestricabilmente vi
si mescolano. Vi sono cose che sono eterne solo per un certo tempo,
ma ci sono anche cose più forti del tempo, riferimenti che travalicano
l’umano contingente, per i quali l’Uomo è ponte per
il futuro.
L’Autore indica la via d’uscita dalle prove terribili, come
quelle del dolore profondo davanti alla morte, quando generano momenti
in cui vacillano tutte le certezze. Dopo qualche tempo l’Uomo,
cerca le risorse dentro se stesso, quindi riflette, medita e rielabora,
riesce a non farsi sommergere dalla vita con il sapersi ritrovare nei
cicli e nei ritmi della Natura; riannoda il filo invisibile che lo collega
verso l’eternità, solleva il suo sguardo, attiva la sua
capacità di resistenza e di ripresa e rende più forte
il suo essere divino.
Uomo in piedi!
Lorella De Meis